Felicità e Resistenza

Due termini femminili Felicità e Resistenza in dono a tutte in questa Giornata Internazionale della donna ed a tutti in generale per generare un cuore più libero e pronto a sorprendersi e fortificarsi. Buon 8 Marzo 2015
TRATTO DA AGNESE&MARILISA

Felicità è un bicchiere di vino con un panino
Resistenza è scegliere gli ingredienti del panino e del vino rispettosi del territorio e della salute

Resistenza è rivendicare con dignità il proprio posto, nel lavoro, fra i generi, senza abbassare gli occhi e la schiena.
Felicità è cedere il posto a chi ne ha bisogno

Felicità è postare su Facebook il video di un gattino buffo che fa cose strane
Resistenza è liberarsi dall'obbligo di commentare materie che ci sfiorano per un secondo, solo perché tutti ne parlano.

Resistere è uno sguardo che reclama dignità davanti alle donne sfregiate con l’acido
Felicità è respirare speranza quando vedo la dignità e il rispetto per gli altri non essere eccezione, ma normalità

Felicità è vedere mio figlio che accetta una sconfitta
Resistere è avere coscienza che l’educazione è una responsabilità che ci coinvolge tutti, sempre.

Resistere alla tristezza
Felici di un sorriso in una giornata tutta storta

Felice di una persona che mi rende migliore così, con la sola presenza
Resistere a dar per scontato che ci sarà sempre anche se mi faccio sentire quando mi va

Resistere al principio che il mio modo di vedere il mondo sia l’unico degno di esistere
Felice di essere una pecora nera

Felice di un giorno di sole
Resisto alle continue lamentele

Resistere alla convinzione che manterrà la promessa di non picchiarti mai più
Felice del primo risveglio in cui il mio cuore esulta esclamando “posso farne a meno”

Resistere alle catene di paura è vincere culture di odio e sottomissione
Felicità è chiudere un libro per aprirne un altro

Resistere all'ignoranza
Felice di conoscere

Resistere allo spreco
Felice della settimana dei saldi

Resistere alla pigrizia
Felice di danzare

Resistere alla maleducazione
Felice di dire Buongiorno

Felice di trovar subito parcheggio
Resistere a grugnire quando scatta il verde

Felice di ritrovare un oggetto smarrito
Resistere a smarrire la memoria di quel che è stato

Felicità è la pace nel mondo
Resistenza è far pace dentro e fuori di sé

Felice di averti incontrata perché il mio cuore può raccontare un nuovo respiro insieme al tuo
Resisto alla mia diffidenza, mi lascio attrarre da quella luce che catturi col tuo splendido sguardo in bianco e nero
Essere felice, consapevole, aperta alla vita e alla sorpresa mi rende migliore, resistente.
Resistere per esistere mi rende migliore, felice (Irene Spadaro)

Interpretato per Teatra'ndo vai da Daniela Soprani e Daniela Giordanomusiche di Den Mazzolini

Regole, fisica, maestria

Ieri sera (24/1/15) Federico Benuzzi mi ha regalato una carrettata (proprio nel senso di carretto siciliano) di ispirazioni e gioie. Dal teatro di Marzabotto pieno di famiglie ad un paio di prodotti teatrali, dalla dedizione per la ricerca e l'esercizio  alla mia stessa piacevole sensazione di inadeguatezza davanti a chi dipinge i murales: "a me non riesce, cola tutto giù".  Le intuizioni divenute parametri nella fisica di quel che accade nei corpi in movimento, le regole per andare oltre alla semplice osservazione di un fenomeno o peggio, restando nella superficialità, trovare tutto magico ed irraggiungibile.  Le forze, il calcolo vettoriale tanto praticato al ITIS "Verona Trento" di Messina, sono diventate magia. Ma Benuzzi non è un mago, è un Giocoliere! Pensare alle regole sregolate di Teatra'ndo Vai che sovverte la legge del "sbagliando si impara" con una regola che incita a perdere i pesi ancoranti. Fino a quando una convinzione limitante abiterà il corpo e l'anima, la sentiremo necessaria ed invalicabile. Tutti i limiti sono nella paura. Giocolare con il diablo, una clessidra sempre in movimento, indispensabile che ruoti sul suo asse. Una volta acquisita la regola necessaria, tutto il resto non ha limiti.
Indispensabile mollare gli ormeggi, fidarsi dei compagni, ascoltare tutto il proprio potenziale e le proposte, alleggerire il cuore dal "ci provo" e passare al "si facciamolo".
Un piacere delicato è quello che mi tintinna nelle vene quando il teatro torna in quiete. Fra le pareti ancora l'eco delle risate e delle riflessioni, l'artista che ripone i suoi pezzi in meno di metà del tempo che ha usato per esporli, il tecnico che compie la stessa operazione con i suoi pezzi.
Ciascuno i suoi strumenti. Tante arti messe insieme. In teatro, lo spettacolo in 3D da sempre e senza occhiali, tante maestranze uniscono le proprie magie, le innovazioni, le regole per far funzionare tutto e dentro quel tutto spiccare il proprio salto, la corsa sul monociclo, il buio che evidenzia le palline luminose. Grazie Federico, ogni qualvolta tornerò in teatro, il mio cuore giocolerà con i mattoni dei sogni ed eserciterà il gusto di imparare le regole per sovvertirle.



Voglio un altro parere

Un parere che non quadra, la ricerca di una via d'uscita differente da quella che qualcuno di competente mi sottopone.
Voglio un altro parere.
Sarà poi vero che cerchiamo solo conforto nelle persone che la pensano come noi? Sto bene tutte le volte che mi metto in discussione, tutte le volte che mi lascio scombinare gli equilibri e che ci metto il cuore.
Adesso però voglio un altro parere. 
Sono stanca di non potermi arrabbiare, di chiedere scusa se sono infastidita e mi esprimo in modo sconnesso.
Mi è bastato offrire i miei doni a chi davvero ne ha appetito. 
Far ritornare gioia nel mio modo di condividere dal caffè al pianto.
Parlare coi piedi sereni sotto un tavolino.
Fidarmi di quel che sento conosco e riconsco per respirare subito brezza di mare.
Dare le spalle alla montagna che tentavo di spingere, 
ed accorgermi che qualche metro più in là mi stavano aspettando per un pie nic.
Spostare l'attesa di un gesto, allontanare le aspettative 
e godersi il momento in cui arriva quella chiamata che tanto prima agognavo e rispondere "non oggi".

Voglio un altro parere, a mia libertà per non andare a parare, una altro dolore da mettere a parete.

EBOLA

Radio Anch'io del 15/10. Per capire e conoscere l'Ebola. Uno dei servizi meglio realizzati sul tema

Fuori codifica

Mi ritorna in mente una famiglia del quartiere dove sono nata i cui figlioli erano un flagello per l'Oratorio domenicale. Garantivano risse e bisticci, impossibile parlare loro di rispetto degli altri e non poche volte vennero allontanati per azioni di deliberata violenza.
Non sono mai riuscita a trattarli come degli appestati, come gli inquinatori dello spazio in cui operavo. Gli lasciavo fare le battute sulle mie tette via via più grandi anche perché un istante dopo arrossivano. Brutta gente, non li frequentare, stai alla larga.
Una notte strillò il campanello di casa con una certa veemenza. Mi affacciai distinguendo uno di loro accompagnato da un Carabiniere. Invitata a scendere mi accertai che stesse bene e fui invitata a seguirli.
Hanno tentato di rubarmi lo scooter 50cc un Aprilia Amico viola e blu (furba io che lo lascio fuori con solo una catena), ma i ladri  dileguatisi  prima dell'arrivo dei carabinieri in pattuglia, lasciarono spazio all'unica deduzione possibile trovando lui da quelle parti.
Non sporgo denuncia nei suoi confronti, so che non lo farebbe mai, come lo so? Lo so e basta!
Da lì in poi non potei più  usare lo scooter  scassinato.
Qualche tempo dopo la mamma del ragazzo scovato il mio numero telefonico fisso chiamò per cercare di ringraziarmi. Non mi trovò ma nacque un sodalizio di cortesia fra lei e la mia mamma. 
Quando racconto quel che è il filo rosso del mio modo di essere, di promuovere la dignità dell'altro, di prendermi cura di quella porzione del tutto che non sfocia in malattie o disturbi DEVO specificare che NON ho una laurea, che NON sono una gran serie di qualifiche per cui altri hanno studiato.
Oggi  mi torna in mente quella famiglia, che ha dormito almeno una notte in più senza il pessimo risveglio di un figlio che ancora una volta si è messo nei guai per opera di una che NON fu e non è tante cose.