Regina delle Maree

Rimango in silenzio qui al fresco a guardarti, Regina delle Maree. I piedi in terra, il cuore galleggia. Ti sento attirare tutta l'acqua che abito, tutto il vapore che fumante mi annebbia lo sguardo, il gelo stanziale di antichi ghiacciai mutevoli col tuo passaggio di stagione in stagione. Piccola, un puntino che guarda la tua corona di luce brillante. Ti sfiorano tutti i sensi dell'anima, mentre l'acqua sale di livello sul margine delle palpebre. Non distinguo il cielo dalle fronde, tutto di me gronda.  Accovacciandomi accarezzo i fiori che riposano nella quiete, ne raccolgo il profumo fra le dita senza disturbarli, mentre la mia pelle sa di mirra e melograno. Mi tolgo le scarpe e l'aria mi solletica un sorriso risvegliando quel desiderio di inzuppare la mia acqua nella terra e lasciare che si impasti di fango e di vita. 
Regina delle maree che governi il raccolto, tu che raccogli i miei sospiri quando il sonno interrompe brusco il suo racconto.
 Alla terra lascio le acque salate degli occhi, saprà come nutrire chi ha sete, a te offro la volontà di saper urlare al cielo di notte la gioia e la rabbia, l'allegria e il dolore che nelle viscere mi richiama chi da viscere intessute di vita avviò la trama dal mio racconto. I denti si serrano, ed il viso muta la forma sciogliendosi in cera deforme e rugosa.
Non so chi sono, una parte del tutto, un niente vuoto e senza frutti, mentre dai piedi un brivido tintinna fra le ossa e mi riporta alla radice.
Sono un sogno da sognare, una vita che canta d'Amore
con la voce stonata ubriaca di candore
voglio liberare tutto il pianto fra nascoste odissee
dal cuore agli occhi le mani innalzo alla Regina delle Maree.

i.Dee il logo

Durante l'estate, fra una gita al mare  e il Festival della Commedia Antica, supportata dai libri "dalla parte delle bambine, ancora dalla parte delle bambine, le Dee dentro la donna" si forma fra i miei pensieri questo logo. Venere e Marte, femminile e maschile che sono parti del nostro intero. Pensare al fatto che siamo tutti, uomini e donne, degni del medesimo rispetto, tutti esseri divini, creativi, fantasiosi.

Cerrar ciclos

Chiudere un ciclo. Così al primo sguardo superficiale mi viene in mente la bicicletta Graziella che richiudibile era tanto comoda da infilare nella vecchia FIAT 600 di famiglia e andare a farsi un giro alla villa Mazzini (Messina), alla passeggiata al mare nei pressi della Fiera, nei giardinetti vicino al Museo Nazionale (Messina).
Godendomi la profondità di questa frase ne sento tutta la pervasiva forza in un filamento sottile. Zafferano in pistilli per il gusto e la rarità. Ne percepisco la forma circolare che non continua su se stessa il giro. Distribuisce omogeneamente tutte le forze spese per arrivare da punto A a punto A fino ad apparire circolare. 
Tornare a Piacenza dopo otto anni per lavoro mi fa guardare a questo aspetto.
Staziona fra lo stomaco e la base dei polmoni quella velata paura di lasciare qualcosa che conosco per altro che in fin dei conti è ignoto. 
Se avesse voce direbbe "lasciami provare ancora, sarà la volta buona".

il 14 porta bene

Oggi ci si sveglia per non farsi calpestare, oggi si spengono le luci per ricordarci che lo spreco consuma risorse che non tornano, oggi con quel che vi pare celebriamo la gioia della forza che muove il mondo, l'Amore. Ho il cuore contento, vedo i post degli amici single e ricordo che per il 14 febbraio preparavo delle monoporzioni di torta al cioccolato e facevo il giro degli amici a cui dire "ti voglio bene".
Abbiamo bisogno di riti, di date in cui poter far ricorrere gli avvenimenti, per festeggiare, per ricordare. 

Credo

Credo in quelle cose troppo belle per essere vere, troppo facili per funzionare, come chiedere aiuto e dire grazie lasciando luccicare gli occhi. Credo che sia per un innesco virtuoso che sono circondata da persone meravigliose. Credo che il controllo su tutto sia impossibile e che quando mi lascio fluire, accetto il mio istinto che esorta "molla la presa", è quello il momento in cui fioccano le risorse inattese.
Credo che ogni volta in cui non mi ascolto, dalla strada da prendere al silenzio da dedicarmi, mi ritrovo come esito un disastro di portata variabile e lì ammettere a me stessa che ho avuto paura.