Esperienza nel settore

Di sicuro non avevo più di sette anni quando osservai a voce alta che l'appellativo "mogliettina" che mio padre usava verso mia madre per incalzarla nel prepararsi ad uscire, congedarsi dai parenti, asserire diversamente un perentorio Sissignora, al mio orecchio non aveva nulla di tenero: "per me ti piglia per il culo".
La certificazione che avevo azzeccato un nervo scoperto sta nel fatto che non presi una sberla per la parola culo ma la mia arguzia scatenò nei due genitori una gara ad affermare la loro superiorità di adulti insieme ad una sfilza di "no ma che dici..hai capito male".

Preferito

Non avevo un cantante preferito.
Mi facevo andar bene i Pooh, Lucio Dalla, i Duran Duran (per cui tutte le mie compagna di classe svenivano), Giosi Cento, Franco Battiato, Giuni Russo e quello che passava la radio. In casa dischi dedicati alla mia età erano una raccolta dello Zecchino d'Oro degli anni '70.
Non avevo un film preferito.
Mi piace ogni tanto rivedermi "una donna in carriera" come oggi le trasformazioni di Andrea in "il diavolo veste Prada" offrono suggerimenti e stimoli, nonostante il film in cui ogni volta scorgo un dettaglio diverso è "La nona porta" film che mi costrinsero a vedere al cinema e di cui mi appassionai dal primo piano sequenza sulla collana dei libri della sigla iniziale.
Non avevo e non ho una squadra di calcio preferita.

Codice bianco

Aspetto di capire cosa diamine succede al mio tallone sinistro. Camminavo normalmente e poi un dolore lancinante.  Pronto Soccorso di Vergato codice bianco. A me il bianco in ospedale evoca pensieri molto poco rasserenanti. Certo ormai nel linguaggio è equivalente a cosa senza pericolo di perdere la vita, solo un'ora per avere udienza e magari trovare la soluzione che da sola non mi è venuta in mente. Un monitor grande porta il countdown di Vergato comparato ad altre strutture della provincia nel raggio di 100km. Fra un po' troverò il rimedio per tornare a scorazzare senza pensare a come appoggiare, le mie smorfie torneranno buffe e curiose. Per adesso sono contenta che non ci siano codici rossi.

Iré.... io andrò.


Il mio nome anagrafico è corto, 5 lettere con un bel significato e nel parlato colloquiale viene spesso ridotto ad Iré. Chi mi frequenta sa che non mi piacciono le distorsioni del mio nome sotto qualunque forma. Questo quel che ho sempre pensato di un nome guardiano prima di una virgola che difende la mia persona dal Titì Caterina di materna derivazione. Mi sono sempre partite delle espressioni sommessamente furiose all'udire le variazioni su tema Irene dal diminutivo allungato Irenuccia, Irenina, britannizzato in Airin e solo a mia sorella Letizia era concesso chiamarmi Nenè, talvolta mia madre emette un urlo acuto che dovrebbe essere un Airì ma è così assordante da essere irrilevante.

Spostati, sto viaggiando

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Fra spostamento e viaggio la differenza si veste delle azioni da portare a termine, mentre è la disposizione d'animo nei confronti del "da farsi" che ne delinea i contorni. Quando l'area di competenza del mio lavoro comprendeva quasi tutta la regione Emilia Romagna mi è capitato, osservando le espressioni degli involontari compagni di coda, di distinguere nettamente la differenza di tensione fra chi percorreva quell'itinerario per lavoro e chi per svago.