Graffi di Empatia

Graffiami la pelle, incidi sulla mia carne la tua presenza. Compagnia di viaggio, amica Empatia, mentre traduci quel che di intimo riconosco in me nelle vite altrui. Disegni il tuo itinerario cambiandomi i colori in rosse sottili linee. Sbucciarmi le ginocchia era roba da ridere, tu empatia sei affilata e precisa, cauterizzi la ferita, lasciando il segno ancora caldo. Senza la tua presenza non riconoscerei  il mio stesso nome, mi risulterebbe d'improvviso appartenente ad un altro corpo, una altra storia, un altro sogno.

Confezioni pronto moda

Vorrei che quello che vesto sia una semplice maglietta che si possa togliere all'esigenza con vesti più proprie. (Ilaria Capucci) . L'ispiratrice di questa colonna è una delle educatrici che più stimo e non voglio presentarla col suo lavoro tradirei il senso profondo che ha solleticato il bacino delle associazioni d'immagini ed emozioni. Arriva un momento in cui l'ambiente che frequentiamo, il lavoro più o meno tangente alle inclinazioni ci restino cuciti addosso divenendo l'unico modo in cui presentarci. Ogni tanto quando mi chiedono "tu fai teatro?" rispondo "anche!". Aderente, quasi bagnata anche in pieno inverno, la maglietta può avere la foggia di un camice o la tuta di un metalmeccanico. Dal momento che la nomea ti precede, nel bene o nel male, anche se indossi con disinvoltura un pregiato abito da sera durante una serata di Gala, troppe volte anche i complimenti rimangono legati alla maglietta.

Domanda ed Offerta

Sul mio diario Facebook Paola Mura  scrive: Mi piacerebbe sapere cosa pensi di questa frase "Se qualcun'altro ti vuole,allora il tuo prezzo sale" (cit.) Scandaglio i due risvolti dell'affermazione: professionale e relazionale.
Quando offri ed hai un solo compratore arrivare a patti non prevede la concorrenza come coefficiente di valutazione: è una questione di mercato. Talvolta si va in svalutazione o in caso di bassa stima ai "saldi per incendio" (cit.Die Hard 4).

Polvere pirica

Nera, profonda e scura quella notte. Perla non riusciva a riposare. Il suo ciclo circadiano era insofferente. Nessun dolore strettamente epatico, solo l'impossibilità di dormire quando tutti gli altri erano nel pieno del riposo notturno. Lasciò la comitiva, tutti al sicuro ciascuno dentro il loro sacco a pelo. Una torcia a dinamo ed i fidati scarponcini. Si addentrò nel bosco che nel pomeriggio avevano attraversato ed i suoi occhiali curiosi erano caduti su un capanno coperto di edera e costruito per resistere al vento. Non sembrava abbandonato ed un po' di luce scintillava verso l'esterno. Pensava di accovacciarsi e sbirciare se ci fosse vita e poi magari continuare il suo notturno vagabondaggio, ma appena fu vicina, la porta si aprì delicatamente ed un ometto col grembiule da fabbro la guardò invitandola ad entrare.

Cameretta e Diario Segreto

Due cose mai avute o almeno di sicuro possedute ma mai privatamente godute. Di diari me ne hanno regalato qualcuno per il compleanno, dato che scribacchiavo idee, ma un diario richiede una disciplina e del metodo che non ho mai avuto. E poi a cosa serve? Non ho segreti che altri leggeranno furtivamente, non ho eventi poi così eccezionali da custodire e soprattutto non ho una cameretta dove segregarlo.
In infanzia condividevo il divano letto con  mia sorella, sulla quale nottetempo, con le luci della penombra, vidi la testa piena di serpenti, dei quali avevo terrore. La mia Ostetrica Dell'Anima mi ha detto, anni e anni dopo, che se fossi stata indiana sarei divenuta subito una figura di riferimento per la capacità di vedere una manifestazione divina di tale portata, ma nel mio meridiano meridionale, una buona camomilla e le preghiere di una santona misero tutto a tacere. Il divano letto si trovava dentro la sala da pranzo, ovvero quella stanza dentro la quale non si vive, viene pulita e chiusa solo per l'arrivo degli ospiti o per le occasioni di festa. A me e mia sorella era consentito dormirvi, quasi un privilegio.