Eco dalle Antenate

Sposto appena appena quel che mi eclissa l'anima.
Spiragli di luce, estro creativo, gioia e bellezza guizzano dalla crepa generata nel buio fitto.La fatica è tanta, mi sento poca poca cosa, disidratata per lo sforzo.
Affamata di luce tengo gli occhi puntati su quello spiraglio.  
Una luce così intensa che però mi sta accecando.
Le ossa in un'Eco distinto veicolano un suono ancestrale: 


sposta quella montagna per risorgere  


Richiamo la forza di tutti i miei muscoli,  ma quel masso enorme lancia su di me le sue tenebrose bende che mi stritolano, mi accalorano senza fuoco, la vita, le cosce, il petto, le mani. Si muovono con fare sinuoso e incantatore. I loro nomi sono "non sai, ignorante, incapace, taci,obbedisci
ma bisbigliano tutte la stessa parola con voci diverse:"te lo dico per il tuo bene".  
Iniziano bendarmi gli occhi, con cui finora, ero riuscita a respirare. Voglio con tutta me stessa rispondere a quell'Eco, genuino messaggio più grande della montagna che mi adombra, più grande del Cosmo.


Madri mie, mie antenate,
ridate luce dei miei occhi
Vita a questo ventre che si sta inaridendo.
Per essere il dono che sono cosa devo fare? 
Non ho forze, non ho vita, come posso spostare quella montagna?

E l'Eco squarciò il calore delle bende che smisero di stringere pur restandomi addosso.  Chiaro e distinto, dal mio sesso al Cuore, ferma e dolce  risuonò la voce:

 Danza alla vita

L'erba voglio

Ne ho cantate di preghiere a cieli falsi e inutili
implorando sole a chi rispondeva sempre "adesso no".
Con l'anima che sbatteva contro veli di ipocrisia
duri come pietre sui desideri e l'armonia.
Balbettavo quel cinguettio di generosità
e finché è comodo ricevevo dei "vieni qua".
Poi tanta scienza a dirmi come essere e come no
a tutte le mie domande con il corpo rispondeva "boh"
Un dolore fra le ossa chiede di muovermi ancora
di non aspettare la bonaccia dell'aurora.
Saranno la tenebra e la luna a vestirmi le spalle ed i capelli
raccolgo dalle ciglia i miei amabili frutti più belli.
Voglio arrivare al nord passando da sud
voglio credere a quei talenti che ho sotterrato 
Si lo voglio, mentre serpeggi nella mia testa a mordermi il cuore.
Indolenzita fin dentro per quello che ho accettato di cedere
piagata alle ginocchia, negli occhi io   voglio   credere!

Mazinga

Primi minuti del risveglio ed in testa una canzone dell'infanzia nella parte che fa "non conosce la paura né sa il dolore che cos'è, lotta cade si rialza e sempre vincerà".
Subito si sono affiancati i volti di tutti coloro che ogni giorno sanno benissimo cosa è il dolore e la paura e nonostante queste forze aumentino la viscosità del terreno e trasformino un terreno soffice in sabbie mobili, lottano, cadono e si rialzano. In questo già la loro vittoria. 

Quarto Caffè

Quarto caffè e pare proprio che non riesca a svegliarmi. Cado senza tonfo fra le immagini fluenti dei tuoi tratti, di come il vento ti pasticcia la chioma e tu sorridi. Aumenta di tazza in tazza la quantità di caffeina per destarmi dal continuo sogno del tuo profumo, ne fuggo attratta, danzo e canto al muoversi di qualsiasi tuo gesto. Parliamo per ore ma se ti sfioro riprendo a sognare, richiudo gli occhi per riaprirli nell'immenso che abita gli abbracci dal respiro differenziato. La tazza comprata in Spagna mi riporta ai viaggi senza biglietto fatti fra le tue storie e il tuo tepore. Finito il caffè vedo il fondo, leggo la realtà, mi arrendo, non sto sognando è tutto vero.
Quanto sei bello mi splendido geranio.

Regina delle Maree

Rimango in silenzio qui al fresco a guardarti, Regina delle Maree. I piedi in terra, il cuore galleggia. Ti sento attirare tutta l'acqua che abito, tutto il vapore che fumante mi annebbia lo sguardo, il gelo stanziale di antichi ghiacciai mutevoli col tuo passaggio di stagione in stagione. Piccola, un puntino che guarda la tua corona di luce brillante. Ti sfiorano tutti i sensi dell'anima, mentre l'acqua sale di livello sul margine delle palpebre. Non distinguo il cielo dalle fronde, tutto di me gronda.  Accovacciandomi accarezzo i fiori che riposano nella quiete, ne raccolgo il profumo fra le dita senza disturbarli, mentre la mia pelle sa di mirra e melograno. Mi tolgo le scarpe e l'aria mi solletica un sorriso risvegliando quel desiderio di inzuppare la mia acqua nella terra e lasciare che si impasti di fango e di vita. 
Regina delle maree che governi il raccolto, tu che raccogli i miei sospiri quando il sonno interrompe brusco il suo racconto.
 Alla terra lascio le acque salate degli occhi, saprà come nutrire chi ha sete, a te offro la volontà di saper urlare al cielo di notte la gioia e la rabbia, l'allegria e il dolore che nelle viscere mi richiama chi da viscere intessute di vita avviò la trama dal mio racconto. I denti si serrano, ed il viso muta la forma sciogliendosi in cera deforme e rugosa.
Non so chi sono, una parte del tutto, un niente vuoto e senza frutti, mentre dai piedi un brivido tintinna fra le ossa e mi riporta alla radice.
Sono un sogno da sognare, una vita che canta d'Amore
con la voce stonata ubriaca di candore
voglio liberare tutto il pianto fra nascoste odissee
dal cuore agli occhi le mani innalzo alla Regina delle Maree.